"Non è da ricercare nella nostalgia la ragione profonda della scelta di una sezione come Venezia Classici. Se l’obbiettivo consiste nel ricordare la vitalità di quando “il cinema era tutto” (per dirla con Leonardo Sciascia), un'altra considerazione s’impone, ed è la consapevolezza che il cinema di domani non può che alimentarsi della linfa vitale dei film del passato. Un immaginario vivido fatto di grandi capolavori indimenticabili che attendono solo di essere rivisitati, e di film parzialmente dimenticati, che necessitano invece di un’attenta riconsiderazione". E' con queste parole che il Direttore artistico della Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica della Biennale di Venezia, Alberto Barbera, commenta la selezione di Venezia Classici. In anteprima mondiale 19 restauri di capolavori provenienti da cineteche, istituzioni culturali e produzioni di tutto il mondo.
La Mostra si apre con un omaggio doveroso a un regista per troppo tempo frainteso se non addirittura osteggiato, come Tinto Brass e il suo Col cuore in gola, omaggio pop alla Londra degli anni Sessanta, che si avvalse della collaborazione di Guido Crepax. Addirittura “resuscitato” è Lo zio di Brooklyn di Ciprì e Maresco, scomparso dagli schermi dopo l’infelice parentesi di un’uscita quasi clandestina nelle sale cinematografiche del Paese, che Aurelio De Laurentiis ha generosamente consentito di riportare alla luce. Tra i film più eccentrici e meno visti di Ettore Scola, Brutti, sporchi e cattivi merita sicuramente un’attenta rivalutazione, mentre Viaggio in Italia di Roberto Rossellini è da molto tempo considerato uno dei suoi capolavori dopo l’iniziale ostilità della critica. Chiude la pattuglia italiana La lunga notte del ’43, primo film di Florestano Vancini e a detta di molti il suo film più intenso e riuscito.







