I sondaggi nelle mani dei dirigenti dem danno l'ex premier avanti con il 49%. Ma Elly continua a muoversi da favorita
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"Cara Elly, se primarie saranno dovrai vincerle bene, non potrai accontentarti di una vittoria di misura". Da giorni alcuni dirigenti del Partito Democratico hanno recapitato questo messaggio alla segretaria del Nazareno. Il senso del ragionamento suona più o meno così: "Elly" non potrà ritenersi soddisfatta in caso di risultato alle primarie di corto muso perché a oggi la differenza tra i democratici e i Cinquestelle è di circa dieci punti percentuali. Ne consegue che la vittoria dovrà essere dello stesso tenore, da leader dominante. Eppure i sondaggi che continuano ad arrivare a via Sant'Andrea delle Fratte fotografano una realtà preoccupante. Ieri mattina lo studio dell'Istituto Piepoli ha fatto sobbalzare dalla sedia mezzo Pd. Alla domanda: chi dovrebbe essere il candidato premier del campo largo? Il campione esaminato dal presidente Livio Gigliuto ha risposto Giuseppe Conte per il 49%. Mentre Schlein risulta ferma al 25%. Uno scenario che ha messo in apprensione capi corrente e parlamentari non di rito strettamente schleniano.Eppure la segreteria del Pd non demorde, continua a ritenere che debba essere lei la "capa" del campo largo, perché il Nazareno è il primo partito della coalizione in termini di percentuale. Se fosse per lei vorrebbe che si applicasse nel fronte progressista la regola aura che ormai è diventata prassi nel centrodestra. Il primo partito della coalizione esprime il candidato premier. Non a caso si muove già da leader in pectore della compagine. Basta esaminare l'azione politica dell'ultimo mese dove ha cercato di costruirsi un'immagine più istituzionale. Vanno letti in questa chiave l'incontro di inizio giugno con i giovani industriali e la partecipazione di giovedì scorso al Forum dei manager, dove ha voluto veicolare che il Pd a sua guida ha una postura governativa: "Come forza con cultura di governo dobbiamo guardare la realtà. Nonostante il Pnrr siamo fanalino di coda in Europa per la crescita. Dobbiamo interrogarci. Bisogna ridare un respiro di crescita a questo Paese". Parole che non nascondono il disegno politico della segretaria che ambisce non solo a guidare la coalizione ma soprattutto punta dritto a Palazzo Chigi. E vanno sempre in questa direzione il volo negli Stati Uniti con tanto di faccia a faccia con Obama e il tentativo di accreditarsi con altre sigle sindacali come la Uil guidata da Pierpaolo Bombardieri.







