Dal clima in Procura ai risvolti sulle primarie dem

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No, non saranno i pubblici ministeri i suggeritori-ombra della campagna per impiantare l'anno prossimo a Milano una giunta di sinistra radicale. Mentre si scaldano i motori per le primarie più affollate della storia, un dato sembra ormai chiaro: chi all'interno della maggioranza attuale pensava di usare le inchieste sull'urbanistica per invocare la "discontinuità" con la gestione di Beppe Sala dovrà rinunciare a utilizzare le indagini della Procura come arma impropria per imporre la sua visione della città. Per due motivi: sulle indagini iniziate in questi anni si stanno abbattendo una serie di sconfessioni man mano che le iniziative dei pm arrivano al vaglio dei giudici. E la stessa Procura sta dando prova di voler abbassare i toni, concentrandosi su singoli episodi anziché teorizzare l'esistenza di una Cupola del malaffare da combattere in nome della "democrazia urbanistica". Il teorema messo nero su bianco dal procuratore aggiunto Tiziana Siciliano, ora pensionata e candidata vicesindaco, diventato bandiera dei "discontinuatori" è stato lasciato cadere dalla stessa Procura che lo aveva partorito. Il segnale più esplicito è arrivato in silenzio: con la decisione del nuovo procuratore aggiunto Paolo Ielo di non impugnare la decisione del tribunale del Riesame di dissequestrare le chat trovate sul telefono dell'ex vicesindaca Lucia De Cesaris, e poste alla base dell'indagine più scottante, quella sulla cessione di San Siro. Le chat sono l'architrave dell'indagine, ai tempi della Siciliano la Procura non si sarebbe arresa e avrebbe portato lo scontro fino in Cassazione, a costo anche di perderlo. Invece i tempi per il ricorso sono trascorsi senza che nulla accadesse.