Il furto di rame è un fenomeno diffuso su tutto il territorio nazionale e continua a richiamare l’attenzione delle Forze dell’ordine. Il metallo rosso, infatti, resta tra i più ambiti dalla criminalità predatoria per l’elevato valore commerciale e la facilità con cui può essere riciclato e reimmesso nel circuito economico.

Il rame è materiale essenziale in numerosi comparti: edilizia e industria, impianti elettrici e telecomunicazioni. Può essere rifuso senza perdere le proprie proprietà, caratteristica che, unita alla domanda costante, sostiene le quotazioni: sui mercati internazionali il prezzo oscilla attorno ai 9-10 euro al chilogrammo; nel recupero dei metalli, quello proveniente da rottami viene pagato, a seconda della qualità, tra 4 e 8 euro al chilo. Chi lo trafuga illecitamente, tuttavia, ricava in genere somme inferiori, cedendolo tramite canali clandestini o a intermediari compiacenti.

Tra i bersagli più frequenti figurano cavi elettrici, grondaie, pluviali, discendenti, impianti fotovoltaici e manufatti presenti in edifici pubblici, abitazioni private, cantieri, aziende, luoghi di culto e cimiteri. Si tratta spesso di elementi facilmente accessibili e rimovibili in pochi minuti, specie nelle ore notturne. Paradossalmente, il danno per le vittime supera quasi sempre il valore del metallo: per impossessarsene, i malviventi causano guasti a immobili e impianti che impongono costosi interventi di ripristino, anche di migliaia di euro.