Investimento ultra milionario in Valpolicella di un imprenditore americano che dopo trent'anni di abbandono restituisce all'antico splendore in soli 18 mesi la storica villa Saibante Monga a San Pietro in Cariano, risalente ai primi del 1600. Tanto che mercoledì 1° luglio si è tenuta l'inaugurazione dell'hotel 5 stelle extralusso in cui è stata trasformata la proprietà che dal 1901 al 1980 fu il ricovero delle suore missionarie della Nigrizia. E per i Valpolicellesi diventò Villa Costanza, dal nome della madre generale di allora, Costanza Caldara.
LA SVOLTA Una proprietà che vent'anni fa divenne famosa quando un immobiliarista milanese-svizzero dichiarò alla stampa di averne trattato la vendita all'allora coppia Angelina Jolie e Brad Pitt. Niente da fare. A salvare la villa dal degrado, però, alla fine è stato proprio un americano. «Uno degli indirizzi che ha dato l'imprenditore statunitense, del quale posso solo dire che ha fatto fortuna con un software per la gestione dei magazzini delle farmacie e che possiede anche un golf club ed un ristorante in Pennsylvania, è che la villa torni aperta anche alla comunità della Valpolicella. Com'era quando c'erano le suore che nella loro infermeria accoglievano ammalati e loro medici per piccole medicazioni, togliere e mettere punti, applicare bendaggi», spiega Joanne Marie Glasscock, braccio operativo in Italia del proprietario americano e moglie di Willi Messetti, l'imprenditore immobiliare gardesano che ha scoperto la villa e seguito l'acquisto dalla congregazione religiosa e dal Vaticano. «Per questo un salone, quello con i dipinti di San Comboni e delle missioni africane delle suore, è stato dedicato ad attività per anziani, incontri dei cittadini e, naturalmente, per le scuole del territorio».La proprietà è stata formalmente acquistata da una holding immobiliare che fa capo all'imprenditore americano che si è innamorato dell'Italia e per questo ha voluto chiamare il nuovo hotel "Bellamore". Al restauro, su progetto degli architetti dello Studio 42 di Affi Alessandro De Santis, Marco Testi, Chiara Rossin e Antonello Filippo e sotto la direzione degli ingegneri Franco De Grandis e di Carlo Mantovani, entrambi ultraottantenni, hanno lavorato una quarantina di imprese e artigiani, tutti del territorio, a partire dal paesaggista Carlo Ederle che ha ripristinato il giardino storico di accesso alla villa dominato da due grandi leoni di San Marco e recuperato anche il tempio di Andrea Monga. Fino all'Impresa Mantovani di Verona e alla Cubi per parte tecnica.«Per gli arredi abbiamo selezionato mobili antichi e recuperato lampadari in stile veneziano nella parte storica ed in stile veneziano rivisto della Maison Vicentini in quella senza vincoli conclude Glasscock -. Ad una cosa teniamo in particolare: la collaborazione con la comunità a cui la villa da sempre appartiene. È un sentimento del proprietario che ha trasmesso a tutti noi. Per questo sono andata a Verona a conoscere suor Caterina, l'ultima delle sorelle della Nigrizia che ha frequentato la villa ancora in vita ed abbiamo voluto conoscere le persone del paese che hanno vissuto la villa».








