Dopo 277 tentativi gli scienziati del Roslin Institute, in Scozia, riescono nell'impresa, tra dubbi etici e grandi promesse. È il 5 luglio del 1996, Dolly muore sei anni più tardi

È il 5 luglio del 1996, sono le 16.30 del pomeriggio, e un piccolo gruppo di scienziati del Roslin Institute, vicino Edimburgo, in Scozia, assiste esterrefatto al risultato di mesi di lavoro. Sta avvenendo un parto storico: viene alla luce il primo mammifero clonato a partire da una cellula adulta. Il nome in codice per la pecora è 6LL3, quello più familiare è Dolly, scelto in onore della cantautrice Dolly Parton. Al parto sono presenti solo alcuni dei membri del team guidato da Ian Wilmut, insieme a un veterinario che assiste e guida il processo. La pecora ha un aspetto completamente normale: appare sana, è in piedi entro la prima mezz’ora dalla nascita. Ma bisogna aspettare quasi un anno perché l’evento venga trasmesso al pubblico, il 22 febbraio del 1997: gli scienziati vogliono essere sicuri che Dolly sia in salute e che le fasi di test procedano correttamente prima di condividere la notizia. L’annuncio scuote la comunità scientifica, sfata la convinzione che i mammiferi adulti non possano essere clonati, e scatena il dibattito sui possibili abusi della tecnologia.