Cerimonia della Cei a ricordo dei quattro braccianti agricoli bruciati in un’auto e l’appello unitario dei vescovi contro il caporalato e per dignità e sicurezza: «Più tutele per i lavoratori»

AMENDOLARA (COSENZA) – Un centinaio di persone hanno presenziato ieri mattina alla deposizione di una corona di fiori nel luogo delle quattro vittime dei presunti caporali. Un momento di preghiera e di riflessione collettiva è stato affidato a monsignor Giuseppe Alberti, vescovo di Oppido Mamertina – Palmi e delegato della Conferenza Episcopale Calabra (CEC) per i problemi sociali, di giustizia e di pace, in ricordo e memoria dei quattro braccianti agricoli, il pachistano Waseem Khan, di 29 anni, e gli afghani Amin Fazal Khogjani (28), Ullah Ismat Qiemi (19) e Safi Iayjad (27), arsi vivi alla stazione di servizio della Ip ad Amendolara, per mano dei presunti caporali Safeer Ahmed e Ali Raza, entrambi pakistani di 32 anni, reclusi nel carcere di Castrovillari.

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I vescovi contro il caporalato: gli interventi

A monsignor Francesco Savino, vescovo di Cassano allo Ionio e vicepresidente della Cei, il compito di riferire ai presenti i motivi e il senso del pregnante momento «per recuperare speranza e fiducia». La corona di fiori deposta dai vescovi Savino, Alberti e Checchinato, dal Prefetto Padovano e dal sindaco di Amendolara, Maria Rita Acciardi, nel luogo in cui quattro braccianti sono stati arsi vivi lo scorso primo giugno, rimane un simbolo di forza, di dignità e di pietà cristiana.