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Frutta, salumi e pane. Sono i tre cibi che finiscono più spesso nei cestini della spazzatura a Roma. Ma c’è anche la verdura, le patate, cipolla e aglio. E tra i quartieri più «spreconi» c’è il cuore della Capitale, e quindi il suo centro storico, Trastevere e Prati dove soprattutto in particolari periodi dell’anno, come l’inverno, si raggiungono cifre record di cibo buttato letteralmente nei secchi. Ogni giorno si gettano nella spazzatura circa 700 tonnellate di alimenti, che significa 260 mila tonnellate l’anno, con costi medi stimati tra i 3 e i 6 euro per ogni chilogrammo di cibo eliminato.
Tra gli alimenti, appunto, che finiscono più spesso nella spazzatura c’è proprio la frutta fresca, che rappresenta il 24% degli sprechi, seguita dal 19% dei salumi e a seguire dal 17% di pane, patate, cipolla e aglio. Chiude la classifica l’insalata. A dirlo è un’ultima analisi di Cna Roma, sottolineando il paradosso di una città dove l’inflazione pesa come un macigno sui bilanci familiari e dove ci sono circa 250 mila persone in condizioni di insicurezza alimentare. Quello che si sa, in base alle stime basate sulla concentrazione di attività alimentari nelle varie zone di Roma, è che lo spreco si concentra in centro storico, a Trastevere e a Prati, dove appunto è «molto alto», per passare a Eur, Ostiense, San Giovanni, Tiburtina e Parioli dove è «alto», per finire con i valori «medi» di Aurelio e Montesacro.








