Avremmo dovuto scrivere un articolo per la sua adozione, invece oggi lo pubblichiamo, affinché la morte di Nonno Bianchino e di molti altri come lui, non passi inosservata. Non siamo arrivati in tempo e Bianchino ha trascorso tredici anni, cioè tutta la sua vita, in un box, in attesa di una felicità che non è mai esistita e che il caldo ha portato via, con un'ondata di afa, che ha soffocato ogni speranza. Ricordiamo Bianchino, in modo che nessuno dimentichi che cosa significa la parola "randagismo". Speriamo che la sua morte non sia stata vana e di riuscire a dare voce a quegli invisibili, che ancora cercano la felicità: Tina, Astro e Nocciolina.
Il tempo è stato inclemente
Nonno Bianchino ha trascorso tutta la sua esistenza dove lo vedete nella foto, con l'espressione di chi si è rassegnato, davanti alla tristezza che incombe inesorabile e il tempo che scorre impietoso. Tredici anni conclusi nella gabbia di un canile e tutto ciò che ha conosciuto sono stati reti e cemento, ciò che invece non ha mai assaporato è il sapore dolce dell'amore e il profumo di casa. Quando Erika, volontaria dell'Oipa di Taranto, ci ha scritto, ha esordito così: «Ma è possibile che da quel box debba uscire in un sacco nero? Di lui non ha mai chiesto nessuno...»






