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Ema Stokholma con il giornalista e critico musicale Gino Castaldo

Il racconto della musica passa anche dalle parole di chi l’ha osservata, ascoltata e raccontata per una vita. Oggi al Paese Alto di San Benedetto del Tronto, per la nona edizione della rassegna Nel cuore, nell’anima. Ritratti d’autore in musica e parole, organizzata dal Comune di San Benedetto e dall’Amat: il primo appuntamento, alle 21.30, avrà come ospite Gino Castaldo, tra i più autorevoli giornalisti e critici musicali italiani dalla prolifica carriera radiofonica, protagonista di un dialogo con Ema Stokholma su canzoni, immagini e ricordi, dal titolo 80 contro 90. Lei incontra spesso il pubblico nei festival e nelle piazze italiane. Che cosa si aspetta dall’appuntamento con ’Nel Cuore, nell’Anima’? "È una data abbastanza originale e ci chiedevamo come l’avrebbe accolta il pubblico. A Longiano è andata molto bene e speriamo che piaccia anche a San Benedetto. È uno spettacolo costruito su immagini e video che raccontano decenni cruciali della musica e della nostra storia: una sorta di trasmissione radiofonica portata sul palco, con dodici ’round’ tra videoclip, immagini storiche e anche qualche oggetto. Inoltre San Benedetto ha per me un significato speciale: Andrea Pazienza, che è stato un mio amico, era nato proprio lì e sarà un piacere esserci". Nel suo libro ’La musica è finita’ sostiene che la musica stia perdendo forza. Oggi, con il successo che può nascere in pochi giorni sui social, è un’opportunità o un rischio? "Il libro nasce dalla rabbia di vedere la musica impoverita, come se avesse perso consistenza. È qualcosa di potentissimo, ma oggi sembra aver smarrito parte della sua forza. Viviamo un’accelerazione continua, che non ci lascia il tempo di capire e maturare. Tutto è frammentato, in piccole bolle di fan, e la musica rischia di finire ai margini". I concerti sono diventati grandi eventi. C’è ancora spazio per la sorpresa? "La tendenza è verso una perfezione molto celebrativa, ma dovremmo tornare ad apprezzare il mistero dell’errore. Sa quanta grande musica è nata proprio da un errore?". Tra i tanti artisti che ha incontrato, ce n’è uno che ricorda soprattutto per la sua umanità? "Ho avuto incontri straordinari ed è difficile scegliere. In ambito internazionale direi Bob Dylan: sono ancora l’unico giornalista italiano ad averlo intervistato. È stato un confronto impegnativo, con una persona molto intelligente e tagliente". Dopo una vita trascorsa a raccontare musica, riesce ancora a sorprenderla? "È impossibile scegliere una sola canzone. Ce ne sono tante, ognuna a modo suo. Ma quando racconto la musica mi emoziono ancora: se non fosse così, non potrei continuare a farlo". Stefania Mezzina