"L’ispirazione mi viene dalla gente, e la gente mi piace vederla al mercato, nei campi...". Pensieri e parole che lo scultore di fama mondiale Bruno Lucchesi (nella foto), scomparso venerdì notte a New York, aveva espresso nel 1999 quando il circolo culturale "Fratelli Rosselli" gli consegnò il premio "Pietrasanta e la Versilia nel mondo". Nativo di Fibbiano Montanino (Camaiore), a fine luglio avrebbe compiuto 100 anni ma fino all’ultimo, addirittura fino a una settimana fa, ha continuato a lavorare il suo amato marmo. Nel 1958 si era trasferito a New York, dove insegnò alla "New school of social research" e alla "National academy of design", ma fino a una decina d’anni fa ogni estate tornava a Pietrasanta nella sua casa in via Santa Maria.
Lucchesi, che nel 2002 donò l’opera "La panchina", ancora oggi installata nel giardino della rsa "Villa Ciocchetti", fu tra coloro che più di altri contribuirono a portare gli artisti nella Piccola Atene, oltre agli allievi a cui aveva insegnato a scolpire il marmo. A Pietrasanta aveva frequentato in particolare la fonderia "Tommasi", poi diventata "Del Chiaro", e lo studio di marmo "Franco Cervietti". Dopo la separazione dalla moglie, da cui aveva avuto due figli, aveva trovato una nuova compagna: è stata lei, ieri mattina, a dare la triste notizia.






