regione 05 luglio 2026 alle 00:35Partito sempre più spaccato, le sezioni chiedono la convocazione straordinaria

«Quando sento parlare di congresso straordinario confesso qualche difficoltà a capire se stiamo parlando di una richiesta effettiva e fondata oppure di ipotesi di fantasia formulate a mezzo stampa. Ma se è una richiesta seria, allora non capisco perché il segretario del Partito sardo d’Azione non fa l’unico passo che porterebbe automaticamente e inevitabilmente alla convocazione del congresso che dice di volere: basterebbe che si dimettesse e non ci sarebbero alternative».

Stanze non comunicanti

Antonio Moro è il presidente del Psd’Az, un partito non nuovo a spaccature e conflitti interni che però in questi giorni vive un travaglio drammatico anche per i suoi standard. Nella scorsa legislatura regionale esprimeva il presidente della Regione e otto consiglieri; in questa non ha rappresentanti in Consiglio regionale e il corpo del partito è dilaniato tra chi si schiera con il segretario Christian Solinas, che è appunto l’ex governatore, o con Moro. Non si può neanche dire che queste due anime litighino, perché non si parlano molto né si incontrano. Però si scrivono, dopo essersi riunite ciascuna con i propri aderenti. Spesso con uno scarto minimo sul calendario, che però segna una frattura politica sempre più significativa. Il 24 maggio Moro ha riunito a Orgosolo il sardismo diffuso e plurale dell’Atòbiu sardista per chiedere, come hanno fatto in una lettera aperta a Solinas anche sette ex leader del partito, «la ripartenza e il rilancio ideale del Psd’Az». Ma il giorno prima Solinas aveva riunito i suoi alla Fiera di Cagliari, e dall’iniziativa “Nois bi semus” era partita la richiesta a Moro di convocare entro settembre un congresso straordinario. Toni pacati, ma precisazioni puntute: «Non esistono due partiti sardi d’azione. Il Psd’Az è uno ed è qui».