«Siamo il nuovo partito del popolo». A Erfurt, in Turingia, dal palco adornato da otto bandiere tedesche, nella stessa città e nella stessa data in cui 100 anni fa si tenne il parteitag dei nazisti, la leader Alice Weidel apre il congresso di Afd annunciando il trionfo del fascio-populismo giunto al record di consenso. Spinta dall’ultimo sondaggio che fotografa il suo partito a quota 29% – sette punti davanti alla Cdu del cancelliere Friedrich Merz – la capa dell’ultra destra tedesca celebra tutta la sua forza, anche personale.
Con l’81,3% dei voti dei delegati viene rieletta a furor di volk alla guida della sua Alternative stracciando il co-segretario Tino Chrupalla nella sfida interna per definire chi dovrà reggere davvero il timone del comando. «L’uomo dell’Est» – come si autodefinisce – ha preso il 10% in meno dei voti rispetto a Weidel, oggi è leader paritario ma solo formalmente.
Mentre lei esce dal congresso come una primadonna sola al comando e pronta a battagliare con tutti. Contro Merz, deriso perché «vive in una realtà tutta sua» – in riferimento al post sui social del cancelliere adombrato per la sconfitta della Germania ai Mondiali – ed è «diventato come Vivaldi, visto che annuncia riforme ogni quattro stagioni ma poi porta avanti solo l’austerity. Mentre non fa niente per fermare l’immigrazione di massa».










