Tutto è cominciato, letteralmente, con un fulmine: la rivolta nel carcere di Enna è scoppiata dopo che una saetta ha colpito e danneggiato le centraline dell’impianto telefonico, impedendo in questo modo ai detenuti di comunicare con l’esterno. A quel punto, un centinaio di detenuti si è impossessato delle sezioni del vecchio padiglione della casa circondariale, mettendo a ferro e fuoco parte dell’istituto penitenziario. Nel corso della protesta, affermano dalla direzione del carcere, sarebbero state distrutte le telecamere della videosorveglianza e provocati «ingenti danni» alla struttura.
LA SCINTILLA del malcontento maturato nei giorni scorsi a causa dell’interruzione delle comunicazioni con i familiari può essere considerata emblematica dell’emergenza che esplode. Il guasto era stato risolto nella mattinata di ieri, ma senza la valvola di sfogo della telefonata a casa la pentola a pressione di Enna è scoppiata. Secondo i dati del ministero della giustizia, nel carcere di Enna sono presenti 214 detenuti a fronte di una capienza regolamentare di 167 posti, con un tasso di affollamento di circa il 128%.
I RIVOLTOSI HANNO agito intorno alle 11, prendendo l’ala più vecchia e mal messa, tre piani di celle, alcune delle quali non hanno ancora la doccia, e il nuovo padiglione costruito su una struttura che ospita i carcerati protetti. Nel tardo pomeriggio sono intervenuti gli agenti del Gruppo intervento operativo di Catania e di altre forze giunte da altre carceri, che hanno riportato tutti i cella e arrestato gli otto considerati «promotori» della rivolta: verranno trasferiti in altri istituti. «Il motivo dei disordini è stata l’intercettazione tra le 10 e le 10.30 di quattro pacchi lanciati dall’esterno e contenenti materiale illecito diretto ai detenuti – è la versione del sottosegretario alla giustizia Alberto Balboni, che ha preso il posto di Andrea Delmastro dopo il noto scandalo delle quote in Bisteccherie d’Italia – L’impianto telefonico ha sempre funzionato.










