Quanti modi ci sono per continuare a sognare? Il Marocco li sta sperimentando un po’ tutti. A tratti spettacolare in un girone tutt’altro che scontato con Haiti ma anche Scozia e Brasile. Poi capace di gettare il cuore oltre all’ostacolo, pareggiando con l’Olanda a tempo scaduto per poi aggrapparsi a Bono dal dischetto. E a Houston contro i padroni (fuori) di casa del Canada è arrivata una vittoria netta ma molto più sofferta di quanto non dica il risultato: alla fine arriva uno 0-3 che ammette poche repliche, eppure il Canada ha molto da recriminare dopo aver dominato per quasi mezz’ora e perché non sono poche le proteste nei confronti di Michael Oliver (quello con «un bidone al posto del cuore» di buffoniana memoria dopo il più controverso Real-Juve di sempre). L’episodio che cambia la partita arriva infatti dopo un centinaio di secondi della ripresa: Ounahi perde una palla sanguinosa, già ammonito trattiene Ahmed e poi lo lascia (il contropiede del Canada si spegne in un corner e Oliver lo grazia). Passano un paio di minuti e proprio Ounahi firma il gol del vantaggio, concludendo nel migliore dei modi uno schema su punizione, grazie anche alla totale libertà concessagli colpevolmente dalla difesa del Canada. Il secondo tempo è appena iniziato, ma l’inerzia della partita cambia inesorabilmente. Con Azzedine Ounahi che raccoglie da Bono il testimone di eroe del Marocco tra un tempo e l’altro: già, perché se all’intervallo il risultato è rimasto sullo 0-0 è stato perché il portiere marocchino ha compiuto almeno tre interventi decisivi, strepitoso quello su Oluwayesi al 10’ nel momento di maggior dominio di un sorprendente Canada. Ma dopo l’uscita di scena per infortunio di Saibari (al suo posto il più leggero Rahimi) e il primo time out pubblicitario (pardon, hydratation break), il Marocco ha rimesso a posto le cose. E nella ripresa, dopo il vantaggio di Ounahi, è bastato chiudersi con ordine per far valere tutta la propria qualità in contropiede. Al 33’ David sciupa una punizione dal limite, al 37’ Brahim Diaz serve Ounahi il pallone del raddoppio. Un’azione che è la fotografia di tutto un progetto che ha trasformato il Marocco nella realtà mondiale che è oggi: assist di un talento nato in Spagna e cresciuto con la maglia della Roja fino al debutto nella Nazionale A, gol (anzi due) decisivo di uno dei figli dell’Accademia Mohammed VI voluta e finanziata dal Re. Sullo 0-2 saltano tutti gli schemi, il Marocco può dilagare in spazi aperti, Rahimi prima colpisce una traversa e poi - all’ottavo minuto di recupero - sigla la rete del definitivo 0-3. Che certifica la forza di un Marocco che sa cambiare anche pelle se necessario, trovando ogni volta un modo diverso per continuare a sognare, diventando la prima nazionale africana in grado di arrivare per due volte consecutive ai quarti di finale di un Mondiale. Mentre, al contrario, il Canada esce di scena paradossalmente dopo aver forse fornito la miglior prestazione, considerando anche lo spessore dell’avversario. Uscendo di scena nel primo Mondiale da Paese organizzatore a 4000 km di distanza da Vancouver, dove sperava di poter giocare se solo avesse vinto il girone: la missione di Marsch è comunque compiuta, il Canada agli ottavi non c’era mai arrivato. Il Marocco ai quarti, invece, non è più una novità.