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È la sfida stellare tra Vinicius Jr e Erling Haaland, ma anche la sfida di un Paese legatissimo al pallone a un tabù che aleggia minaccioso sulla partita: il Brasile, nella sua storia, non ha mai battuto la Norvegia nei quattro match fin qui disputati, l’unica grande nazionale al mondo con cui non ha vinto. Tra il 1988 e il 2006 ci sono due pareggi e due sconfitte, non il migliore degli auspici alla vigilia di un ottavo di finale mondiale. Gli uomini di Carlo Ancelotti, però, cercano di non pensarci, e nell’ultimo allenamento prima della sfida di New York l’atmosfera è tutt'altro che tesa. Tra risate, battute e allegria, la Selecao - con Neymar protagonista nel gruppo - prova a scacciare i fantasmi. I cinque volte campioni del mondo arrivano all’ottavo di finale dopo aver faticato e non poco contro il Giappone di Moriyasu, in una gara decisa all’ultimo respiro da Martinelli su un lucidissimo assist di Bruno Guimaraes.
E proprio l’attaccante dell’Arsenal potrebbe aver risalito le gerarchie nei piani tattici del tecnico italiano, diventando un’opzione plausibile per la partenza dal primo minuto in una squadra che potrebbe modificare il suo assetto per sostituire l’infortunato Paquetà. Ancora fuori, poi, Raphinha, che era pedina fondamentale nel 4-3-3 con cui Ancelotti ha approcciato - senza mai rinunciarci finora - questi Mondiali. Qualche indizio, però, il secondo tempo del match contro il Giappone potrebbe darlo: tolto Paquetà per mettere Endrick, la squadra è diventata più pericolosa, con la maggiore qualità davanti che ha dato alla Selecao la spinta per poter immaginare, ancor prima che realizzare, la rimonta.










