José Luis Chilavert torna a far discutere, e ancora una volta non per le imprese che lo hanno reso uno dei portieri più iconici della storia del calcio. L'ex numero uno del Paraguay, alla vigilia della sfida mondiale tra la sua nazionale e la Francia, ha scatenato un'ondata di indignazione con dichiarazioni rivolte ai Bleus. Rispondendo alle critiche dell'ex nazionale francese Christophe Dugarry sul valore tecnico del Paraguay, Chilavert ha affermato che nel 1998 il suo Paese affrontò "«la Francia», mentre oggi si troverebbe di fronte «una nazionale africana». Un riferimento all'origine familiare di molti calciatori francesi che è stato interpretato come un attacco razzista e discriminatorio. La stampa francese ha condannato con forza le sue parole, sottolineandone la gravità.
Non si tratta, però, di un episodio isolato. Negli ultimi anni Chilavert ha più volte attirato l'attenzione per dichiarazioni offensive nei confronti di giocatori e minoranze, alimentando polemiche ben oltre il terreno di gioco. Già nel 2024 aveva preso di mira Vinícius Júnior, minimizzando gli episodi di razzismo denunciati dall'attaccante brasiliano e utilizzando espressioni offensive e omofobe.
La situazione è peggiorata ulteriormente nel febbraio scorso, quando l'ex portiere è intervenuto sul caso legato agli insulti razzisti denunciati durante Benfica-Real Madrid. In quell'occasione non solo ha difeso Gianluca Prestianni, ma ha rivolto un attacco personale a Kylian Mbappé, sostenendo, senza alcun riscontro, che il capitano della Francia «vive con un travestito». Un'espressione considerata transfobica, accompagnata da altre affermazioni secondo cui il calcio sarebbe uno «sport per uomini» e si sarebbe «effeminato» con l'avvento di telecamere e microfoni. Parole che hanno suscitato una nuova ondata di critiche da parte di media, opinionisti e associazioni impegnate nella lotta contro le discriminazioni.










