Il signor S. un giorno di maggio ha bussato alla Caritas diocesana di una grande città del Sud Italia.

Ha raccontato che pochi mesi prima era fuggito dalla Turchia perché, in quanto curdo, era perseguitato.

Chiedeva aiuto per sé ma soprattutto per la moglie e per i loro quattro figli, il più grande di 11 anni e il più piccolo di 2.

Gli operatori della Caritas non sono rimasti indifferenti alle richieste di questo giovane uomo, che descrivono come «sensibile, collaborativo e rispettoso».

Dopo un primo periodo in cui i bambini e la moglie sono stati sistemati in una casa protetta e S. invece è stato ospitato in una struttura, ora tutti e sei vivono insieme in una canonica e sono state avviate le pratiche per la richiesta di protezione internazionale.