Un contesto in mutamento, dopo la scelta di collaborare con la giustizia da parte di alcune figure di spicco della mafia garganica. E mentre, negli ultimi anni, alcune dinamiche stanno cambiando, resta la scia di sangue che ancora affligge questo angolo di Puglia. L’ultima, in ordine di tempo, con l’omicidio di Antonello Scirpoli. Soprannominato negli ambienti criminali «Musulin», è stato freddato ieri sera a colpi di fucile a Vieste, nel Foggiano, mentre era in sella a uno scooter. Un agguato che sembrerebbe riconducibile a una modalità mafiosa. Il 35enne era noto alle forze dell’ordine e alla Dda di Bari. Nel 2022 era stato arrestato con l’accusa di aver favorito la latitanza di Gianluigi Troiano - il braccio destro del boss Marco Raduano - dopo l’evasione dai domiciliari nel 2021. Su Troiano, detto «U’ Minorenne», gravava un mandato di arresto europeo. Inizialmente, era stato arrestato nell’ambito di un’operazione legata al traffico di stupefacenti aggravato dal metodo mafioso. Quantitativi ingenti di droga e uso di armi. Poi la fuga e la latitanza in Spagna. Anche Raduano era evaso dal carcere: era il 24 febbraio 2023 quando riuscì a fuggire dal penitenziario di massima sicurezza di Badu 'e Carros di Nuoro calandosi con lenzuola annodate. Per il boss una fuga possibile grazie a una rete di complici e fiancheggiatori. Oggi entrambi sono diventati collaboratori di giustizia. Secondo gli inquirenti, Scirpoli avrebbe offerto a Troiano supporto e copertura durante la latitanza, al fine di avvantaggiare l’associazione mafiosa a cui lo stesso apparteneva. Un sostegno che, secondo l’accusa, aveva agevolato il clan di Raduano, ritenuto uno dei più influenti del territorio. Ed è per questo che – l’anno scorso - venne condannato in appello a 4 anni di reclusione. Da qualche mese era tornato in libertà, con la sentenza di secondo grado non ancora definitiva. Nelle ultime ore, è stato freddato e per lui ogni soccorso è stato inutile. Adesso si scava nel suo passato, nei legami con i clan del posto e sulle sue ultime ore di vita alla ricerca di un movente e di chi ha premuto il grilletto. In questa parte di territorio, la contesa è soprattutto legata alle piazze di spaccio. Negli anni, rivalità tra il gruppo riconducibile a Marco Raduano (poi diventato, appunto, collaboratore di giustizia) e il clan Li Bergolis. Da un lato la mafia del Gargano, dall’altro la “Società Foggiana”. Due diverse organizzazioni, autonome ma capaci anche di stringere alleanze tra loro in base agli interessi criminali del momento. Le prime operano soprattutto nei territori di Vieste, Manfredonia e Monte Sant’Angelo con faide storiche, le altre sono presenti soprattutto a Foggia con le batterie Sinesi-Francavilla, Moretti-Pellegrino-Lanza e Trisciuoglio-Prencipe-Tolonese, protagoniste di regolamenti di conti e guerre di mafia. Ora tregue, ora morti ammazzati a seconda degli affari del momento tra droga, gioco d’azzardo, riciclaggio, usura ed estorsioni e la capacità di infiltrarsi nel tessuto economico. In questa fase di nuovi assetti, appena pochi giorni fa, sono arrivati i sei arresti nella «Società Foggiana» (nota anche come quarta mafia) che hanno coinvolto persone vicine al clan Sinesi-Francavilla che risulterebbe, stando anche alle dichiarazioni di un altro pentito, in alleanza con i Li Bergolis. Nell’operazione, si parla di ordini trasmessi dal carcere per gestire droga, estorsioni e riciclaggio. Ad avvalorare i sospetti degli investigatori, anche le dichiarazioni dei collaboratori di giustizia Ciro e Giuseppe Francavilla, un tempo al vertice della batteria Sinesi- Francavilla e che, negli ultimi due anni, hanno invece fornito elementi preziosi sui nuovi meccanismi della criminalità organizzata del Foggiano, alleanze e modalità d’azione. Tra le persone coinvolte nel blitz di giugno, spiccano i fratelli Emiliano ed Antonello Francavilla, ritenuti a capo della batteria criminale, nonostante i domiciliari. «Con le loro dichiarazioni – avevano detto gli investigatori - hanno contribuito a ricostruire dettagliatamente le dinamiche criminali contemporanee, permettendo di mappare i nuovi assetti, le infiltrazioni nell’economia legale e le alleanze tra mafie diverse». L’omicidio di Scirpoli arriva in uno scenario criminale del Gargano profondamente cambiato: la scelta di Troiano, Raduano e dei fratelli Francavilla di collaborare con la giustizia, con tutta probabilità, starebbe creando tensioni e contraccolpi negli equilibri interni dei clan. La scelta dei pentiti, generalmente, porta con sé un indebolimento dei clan a causa del venir meno di figure di spicco e allo stesso tempo la volontà di emergere da parte dei rivali. Su Scirpoli s’indaga a tutto campo e nessun movente è escluso. Ma potrebbe inserirsi in un regolamento di conti o in una possibile riorganizzazione degli assetti della criminalità organizzata di Vieste. Si cerca di capire se il delitto sia maturato in un contesto nel quale, tra arresti e pentiti degli ultimi anni, si stanno facendo largo nuove e preoccupanti dinamiche.