Iglesias, 4 lug. (askanews) – Un western, magari a cavallo e con il cappello calato sugli occhi. È ancora questo uno dei sogni nel cassetto di Adriano Giannini, che non nasconde però di essere pronto a confrontarsi con qualsiasi personaggio: “Non credo ci siano parti che non farei”, ha raccontato l’attore durante un incontro con il pubblico in piazza a Iglesias, in Sardegna, ospite dell’Andaras Traveling Film Festival per una conversazione con il direttore artistico Joe Juanne Piras.
Davanti a una piazza gremita, Giannini si è raccontato con grande disponibilità, ripercorrendo oltre trent’anni di carriera tra aneddoti personali, retroscena di set, riflessioni sul mestiere dell’attore e ricordi dei suoi inizi dietro la macchina da presa come operatore. Dal provino quasi surreale per il remake di “Travolti da un insolito destino” diretto da Guy Ritchie al fianco di Madonna al rapporto con la Sardegna, definita la sua seconda casa, fino al suo modo di costruire i personaggi, sempre partendo “dalla fisicità più che dall’analisi psicologica”.
Tra i passaggi che hanno suscitato maggiore curiosità anche quello dedicato al doppiaggio, disciplina nella quale Giannini ha prestato la voce italiana a interpreti come Heath Ledger, Joaquin Phoenix e altri premi Oscar. Pur essendo uno dei doppiatori più apprezzati del cinema italiano, l’attore ha definito il doppiaggio “uno scempio”, spiegando però che il compito di chi presta la voce è quello di “mettersi al servizio” dell’interpretazione originale e cercare di restituirla nel modo più fedele possibile, senza lasciare spazio al proprio ego.










