Un serpente tatuato che striscia lungo il braccio destro, dalla spalla al gomito. Corporatura robusta, resa ancora più massiccia dal camuffamento da uomo. Sguardo glaciale che buca l’obiettivo nelle foto segnaletiche diffuse dall’Interpol. Identikit di Anastasiia Berezovska, 39 anni, ex rifugiata di guerra ucraina che lunedì sera ha precipitato il cuore dorato e (si pensava) blindato del Principato di Monaco nel terrore facendo esplodere una bomba. Così sostengono le autorità monegasche. Oggi tutta Europa le dà la caccia. La scia di fumo e sangue è iniziata a Beausoleil, comune francese sopra Monaco, dove nei giorni precedenti all’attacco Anastasiia si è mossa come un’ombra: in un’occasione ha incrociato una pattuglia della polizia senza tradire la minima emozione. Da quella base ha studiato il bersaglio. Al momento buono sapeva esattamente dove e come colpire. Lunedì sera. Davanti all’ingresso di un condominio di lusso a Monaco, le telecamere di videosorveglianza inquadrano quella che sembra una figura maschile tarchiata: maglia scura a maniche lunghe, pantaloncini chiari, un cappello da pescatore (un bucket hat) nero calato sugli occhi. Il travestimento nasconde Anastasiia. Tra le mani stringe un pacco che contiene un ordigno esplosivo abbastanza sofisticato, dettaglio che spinge gli inquirenti a concludere che non ha agito da sola. Dietro di lei c’è una rete, una regia complessa, dicono nel Principato.