Migliaia di persone si sono radunate nel cortile della Grande Moschea di Teheran per le esequie, esibendo striscioni rossi e scandendo slogan come «morte all’America» e «vendetta, vendetta». Le celebrazioni termineranno il 9 luglio a Mashhad

A Teheran sono cominciati i sei giorni di cerimonie funebri pubbliche per il defunto, ex leader supremo, Ali Khamenei, ucciso in un raid all’inizio della guerra con Stati Uniti e Israele. Migliaia di persone in lutto si sono radunate oggi nel cortile della Grande Moschea di Mosalla per dare l’ultimo saluto all’uomo che per 37 anni ha guidato il regime, e che ora viene celebrato come martire. La sua bara, in vetro, è stata esposta con quelle dei quattro familiari uccisi nello stesso attacco. Una composizione quasi gerarchica: la più piccola, sul gradino più basso, è quella della nipotina di 14 mesi. Più in alto ci sono il genero, la nuora e la figlia maggiore. In cima, la bara di Khamenei, personificato dal suo turbante, appoggiato sul feretro. Tutte le bare sono avvolte nella bandiera iraniana, mentre alle pareti campeggiano grandi ritratti e drappi neri, in segno di lutto, e rossi, simbolo di martirio e vendetta. Anche la capitale, blindata da imponenti misure di sicurezza, è ricoperta da un fitto apparato iconografico. Il volto di Khamenei è ovunque, accompagnato dalla scritta, quasi un ordine: «Dobbiamo ribellarci». Assenti alle celebrazioni il successore, nonché figlio prediletto, Motjaba e i suoi tre fratelli.