Da Nord a Sud aumentano i divieti comunali: ecco perché e quali sono le regole da conoscere prima di partire.

Le spiagge italiane si avviano verso un’estate sempre più smoke free. Se il divieto di fumare nei luoghi chiusi è disciplinato dalla legge Sirchia, che vieta il fumo in tutti gli ambienti pubblici e privati al chiuso, come uffici, ristoranti, locali e mezzi di trasporto, non esiste invece una normativa nazionale che proibisca di fumare su tutte le spiagge. A regolare la materia sono ordinanze comunali e norme regionali, che variano da territorio a territorio. Le sanzioni possono andare da 25 fino a 1.000 euro e sempre più amministrazioni locali stanno introducendo provvedimenti per limitare o vietare il fumo sugli arenili.

Perché si vieta il fumo in spiaggia

Le motivazioni sono principalmente due: da un lato la tutela della salute dei bagnanti, dall’altro la salvaguardia dell’ambiente. I mozziconi di sigaretta sono infatti tra i rifiuti più diffusi sulle spiagge italiane e impiegano anni a degradarsi. Secondo Legambiente, sulle spiagge italiane si trovano in media 77 mozziconi ogni 100 metri lineari di costa. Durante questo processo rilasciano sostanze tossiche come nicotina, metalli pesanti e microplastiche, con effetti dannosi sia per l’ecosistema marino sia per la salute. Per questo motivo molte ordinanze non si limitano a vietare il fumo, ma sanzionano anche l’abbandono dei mozziconi stessi per avere spiagge più pulite.