Segui Il Giornale su Google Discover
Scegli Il Giornale come fonte preferita
Il rosso è solo quello del sangue e dei manifesti. Sono onnipresenti: nei campi, sulle montagne, lungo le strade ovviamente, e poi nelle stazioni e sugli edifici pubblici. «Lunga vita a Kim Il-sung!», «Kim Jong-il sole del XXI secolo!», «Viviamo a modo nostro», «Obbediamo al partito!», «Non abbiamo nulla da invidiare in questo mondo». Un mondo, quello della Corea del Nord, totalmente impermeabile alle informazioni e agli eventi del resto del pianeta, un mondo in cui i cittadini sono indottrinati, dalla culla alla tomba, in base ai principi del juche, il sistema filosofico imperniato sull'«autosufficienza» elaborato da Kim Il-sung. Ora, questa «autosufficienza», per quanto molto, molto più ampia rispetto agli standard occidentali di sopravvivenza (non parliamo di benessere) ha un limite, e perfino i nordcoreani sono destinati a rendersene conto, specialmente se riescono miracolosamente a fuggire... La giornalista Barbara Demick, già infiltrata in Tibet (da cui il bellissimo I mangiatori di Buddha), ha trascorso un lungo periodo a Seoul, incaricata dal Los Angeles Times di raccontare la Corea. È riuscita a visitare Pyongyang ma, soprattutto, a parlare con i sopravvissuti al regime.






