MONSELICE (PADOVA) - Florian Cani era stato assunto alla Fratelli Nikja di Montecatini il 21 novembre, sette mesi e cinque giorni prima di quando il destino ha giocato la sua mano fatale, al civico 17 di via Gorghizzolo mentre il 27enne operaio di Gemona del Friuli stava scaricando i pali di legno da installare nel terreno come supporto ai cavi delle telecomunicazioni. Cosa sia successo nel primo pomeriggio del 26 giugno è quello che vuole capire l’inchiesta coordinata dal sostituto procuratore Marco Brusegan e affidata ai tecnici dello Spisal, indagine che ha avuto un’accelerata martedì, quando Cani è morto all’ospedale di Padova per i traumi dovuti ad uno dei pali che gli ha colpito la testa. «Stavo sistemando alcune cose dentro la cabina e non vedevo Florian, a un certo punto ho sentito un trambusto e sono andato dietro al cassone: era a terra, perdeva sangue dalla tempia sinistra e aveva la bocca aperta» ha raccontato il suo collega allo Spisal. Parole ora al centro del fascicolo aperto con l’accusa di omicidio colposo sul lavoro ma contro ignoti.
La giornata Tra le 7 e le 8 del 26 giugno, Cani e un suo collega avevano raggiunto il deposito della Circet Italia Spa, in via Umbria 10, a Monselice, per caricare sul cassone del proprio camion i nove pali in legno (alti 8 metri e con un diametro di 20 centimetri) che avrebbero dovuto portare in via Gorghizzolo per sostituirli ad altrettanti pali di sostegno per le telecomunicazioni ormai usurati: la ditta per la quale lavorava l’ennesima vittima sul lavoro di un 2026 funesto per il Padovano, infatti aveva ricevuto il subappalto dalla Circet Italia Spa (vincitrice della gara) per la sostituzione dei pali. Arrivati in via Gorghizzolo, i due lavoratori della ditta di Montecatini si dividono i compiti: il collega resta nella cabina per organizzate l’attrezzatura utile al lavoro mentre Florian Cani scende e inizia la procedura per lo scarico dei pali in legno dall’autocarro sul quale c’era un braccio meccanico e i nove pali erano posizionati su due file di quattro pali ciascuno con sopra l’ultimo. Pali inclinati e sporgenti dal cassone dell’autocarro. Per governare meglio queste operazioni, il 27enne si mette sul ciglio della strada con alle spalle la risalita dal fossato a fianco dell’asfalto. Il suo compito è di abbassare le staffe di bilanciamento dell’autocarro e così utilizzare in sicurezza il braccio meccanico. Lo fa servendosi dei comandi installati dietro la cabina. È a quel punto che uno dei pali posizionati sul cassone scivola verso la strada e lo colpisce in testa, all’altezza della tempia sinistra, tramortendolo. A dare l’allarme è il collega che chiama il Suem 118 e i carabinieri: Florian Cani viene portato semicosciente in ospedale a Padova dove le varie Tac alle quali è sottoposto evidenziano emorragie che si peggiorano con il passare dei giorni fino a quando, alle prime ore del 30 giugno, il cuore del 27enne smette di battere. L'inchiesta Il sostituto procuratore Brusegan sta ancora valutando se effettuare l’autopsia sul corpo dell’operaio nato in Albania: nelle prossime ore arriverà sulla sua scrivania a palazzo di Giustizia l’intero fascicolo medico e le relazioni dei professionisti che lo hanno seguito durante questi quattro giorni di agonia verranno visionate da un medico legale, il quale darà un proprio parere che sarà dirimente nella scelta di effettuare – o meno – l’esame necroscopico: se risulterà chiaro il legame (nesso di causalità, in gergo penale) tra il colpo ricevuto in testa e il decorso della ferita, non ci sarà nessun approfondimento medico legale. Ma c’è un altro punto verso il quale punta l’ago della bussola dell’inchiesta: com’è stato possibile che un palo cada da un cassone dov’era stato posizionato solo alcuni minuti prima. Quando i tecnici dello Spisal e i carabinieri sono arrivati in via Gorghizzolo, il palo caduto a terra era senza la fascia di trattenuta con la quale avrebbe dovuto essere mosso, fascia di trattenuta che non era attaccata nemmeno al braccio meccanico, segno che la manovra di scarico non era ancora iniziata. La domanda, quindi, è duplice: com’erano stati caricati i pali in legno e com’erano stati messi in sicurezza sull’autocarro? L’indicazione del magistrato è quella di acquisire tutta la documentazione su come devono essere caricati i pali e capire se ci sia una procedura standard di sicurezza. I tecnici dello Spisal stanno anche cercando le immagini del sistema di sicurezza interna con l’obiettivo di verificare se quanto accaduto la mattina del 26 giugno nel deposito di via Umbria della Circet Italia Spa sia stato ripreso e quindi si possa individuare chi possa aver caricato il cassone. Verrà vagliato anche il contratto di subappalto tra la ditta vincitrice del bando e quella alle cui dipendenze Florian Cani lavorava da sette mesi e cinque giorni.







