SAN DONA' DI PIAVE (VENEZIA) - «Perchè l'ho fatto? Mio papà che è mancato lo scorso anno, mi ha insegnato questi valori. E, da insegnante, spero di avere dato il mio esempio di senso civico, agli studenti che magari leggeranno la notizia». È passata qualche ora da quando Cristina D'Antoni, insegnante di scienze motorie all'istituto Alberti della città ed un passato da atleta agonista di nuoto e pallanuoto, si è resa protagonista di uno di quei gesti destinati a rimanere impressi nelle vite di chi l'ha vissuta: ieri mattina non ha esitato a tuffarsi nel fiume Piave, per trarre in salvo un anziano che ci era caduto dentro, probabilmente mentre stava andando a guardare alcuni pescatori.
Il racconto «Ma non chiamatemi eroina - ci tiene ad evidenziare - perchè non ho fatto nulla di speciale». Eppure, quel "nulla di speciale", ha fatto tutta la differenza del mondo: pochi istanti e l'uomo, che stava a galla solo perchè era riuscito ad aggrapparsi al guadino di un pescatore, avrebbe probabilmente mollato la presa per la stanchezza e sarebbe annegato. «La soddifazione - ha ammesso la donna - è stata sapere dal capo dei Vigili del Fuoco che, pochi secondi ancora, l'anziano avrebbe potuto mollare la presa, complimentandosi per la tempestività». Il fatto all'alba di ieri, poco dopo le 6, nella zona del Parco Golenale di San Donà di Piave, sotto il ponte della Vittoria, nella zona del molo prospiciente il chiosco. Spesso ci sono dei pescatori e delle persone che utilizzano il grande parco per l'attività ginnica. Un uomo di 94 anni, che pare essere abbastanza abituale frequentatore, raggiunge l'area con la sua mini auto elettrica; scende e raggiunge il molo, forse proprio per vedere i pescatori. Ma, complice anche la pedana inclinata, scivola e finisce in Piave. Uno dei pescatori, Giovanni Marigonda, accortosi del dramma, accorre per primo e porge all'anziano il suo guadino, lo strumento con la retina e il manico lungo usato per prendere i pesci, mentre invoca aiuto. «Con delle amiche - ricorda la professoressa D'Antoni - stavamo facendo yoga poco distante, quando abbiamo visto del trambusto nei pressi del molo; ci siamo avvicinate ed una signora ci ha detto che un uomo era finito in acqua. C'era chi riusciva a tenerlo con la retina per i pesci, chi diceva di chiamare i soccorsi, tra Vigili del Fuoco e ambulanza, ma nessuno entrava». E così ci ha pensato lei. «Non era molto distante dalla riva, ma per raggiungerlo si doveva comunque entrare completamente nel Piave, anche perchè il terreno della sponda era molto morbido e si rischiava di sprofondare. Lui aveva il volto quasi nell'acqua. E così l'ho preso per le spalle e l'ho portato a riva». Lì, i soccorsi (sono giunti i Vigili del Fuoco del locale distaccamento) hanno fatto il resto e l'anziano è stato preso in cura dai sanitari del Suem 118, che lo hanno portato in ospedale per i controlli; le sue condizioni non desterebbero preoccupazione. «E' stato pericoloso? A mente fredda ho pensato che potevo legarmi alla bricola, ma di certo non si esce di casa con l'idea di avere bisogno di una corda. E comunque, non si poteva mica lasciarlo morire. Ho agito d'istinto, senza pensarci. Perchè l'ho fatto? Mio papà, che è mancato lo scorso anno, mi ha insegnato certi valori». La professorezza D'Antoni, romana d'origine, ma sandonatese da 25 anni, con l'acqua ha una certa confidenza: un passato da nuotatrice (con titoli italiani nel suo palmares) e da giocatrice di pallanuoto, mentre il presente è di sportiva a tutto tondo (è anche presidente de La Piave – Nordic Walking), oltre (si fa per dire) che insegnante all'Alberti. «Chissà cosa penseranno i miei studenti quando leggeranno la notizia; spero di avere dato l'esempio di senso civico. Mi auguro, infine, che l'anziano stia bene; mi ha fatto molto tenerezza, pensando alla solitudine di certe persone avanti con l'età».






