Apparentemente sembrava andar tutto sul velluto. Centrosinistra e centrodestra uniti e una mozione bipartisan già depositata in Consiglio regionale: per stralciare, o quanto meno alleggerire, dieci anni (2013-2023) di cartelle dei Consorzi di Bonifica (Tributo 630) l’idea è quella di utilizzare le risorse non spese del Piano di rigenerazione agricola del 2019. Il perimetro è chiaro: la misura riguarderebbe i mancati pagamenti di aziende colpite da Xylella, un monte debitorio di circa 27 milioni di euro che dovrebbe ricevere una robusta sforbiciata dall’iniziativa. Il voto è fissato per il 7 luglio, prossima seduta del Consiglio, dopodiché sarà avviata una interlocuzione tra la Giunta e il Ministero dell’Agricoltura per approfondire la questione. Tutto a posto? Non proprio. Perché sono molte le obiezioni che si levano dai territori sul versante tecnico ma anche nel merito come spiega Giovanni Melcarne, imprenditore, agronomo e presidente del Consorzio olio Dop Terre d’Otranto. La premessa è nella lode agli sforzi del Consorzio Sud Puglia («finalmente si vedono») e in una domanda, posta alla politica, che incornicia tutta la discussione: «Ma il Tributo 630 è dovuto o meno?»
Melcarne, andiamo per gradi: sembra esserci una soluzione a portata di mano, qual è l’ostacolo?







