Sarebbe meglio non vedere The Bear 5 se avete problemi di attacchi di panico. Non si sa perché lo showrunner Christopher Storer non abbia mai messo un avviso del genere prima di ogni puntata, come quelli per le luci a intermittenza o le cene di violenza eccessiva. Arrivati però alla quinta e ultima stagione – rilasciata il 26 giugno su Disney +, – è diventato chiaro che la tensione, il caos, il far sentire lo spettatore in punta di piedi, è stato sin dall’inizio il vero punto di forza della serie. Un fattore che ha reso The Bear un prodotto in grado di creare dipendenza, motivo per il quale stavolta hanno deciso di volerci servire tutti e otto gli episodi in una portata unica.

Un tipo di assuefazione che si potrebbe di certo provare assaggiando uno dei meravigliosi e prelibati piatti che la brigata di Carmy (Jeremy Allen White) e Sidney (Ayo Edebiri) cucina con ossessività e minuzia sotto i nostri occhi da ormai quattro anni. O anche quella data dall’adrenalina pulsante nelle loro vene da cuochi sempre sull’orlo del precipizio, mentre si trovano a dover gestire l’ennesimo servizio disastroso. Il ritmo serrato è un ingrediente che di fatto nella quarta stagione era assente e di cui il pubblico si era lamentato, tanto da conferirle il rating più basso fino a oggi. Ma si sa, i primi amori sono di solito quelli che si ricordano con più affetto, anche se era innegabile che mancasse quella nota di creatività originaria. Si usciva troppo dall’ansia della cucina, per divagare più a fondo nei traumi e nel passato dei numerosi personaggi di The Bear. E abbandonando così lo stile che aveva fatto il favore della serie, costruito attorno a puntate fatte di lunghi piani sequenza tra i fornelli, che si alternavano ad altre con un montaggio frenetico e claustrofobico.