Bologna – Ihor Terekhov ha lo sguardo glaciale e la compostezza dell’uomo di Stato: il sorriso del sindaco di Kharkiv si apre quando i suoi occhi incrociano quelli dei suoi concittadini ucraini rifugiati in Italia, nel momento in cui riesce a scambiare con loro foto e confidenze. Il sindaco di Kharkiv era a Bologna venerdì 3 luglio per un incontro con l’omologo Matteo Lepore, col quale ha ribadito il memorandum di amicizia e collaborazione che i loro predecessori siglarono 60 anni fa, nel 1966.
Il sindaco di Kharkiv, Ihor Terekhov
Allora quella era una partnership ideologica: in calce al documento si leggono infatti le firme di due sindaci comunisti – iscritti rispettivamente al Pci e al Pcus – e la seconda città ucraina vi figura addirittura con il nome russo, Kharkov, oggi curiosamente caduto in disgrazia ovunque tranne che a Bologna, dove tuttora esiste una ’via Kharkov’, che non ha mai cambiato nome dopo il crollo dell’Urss.
Acqua che il fiume della storia ha portato a mare: per Terekhov Bologna è la città che ha accolto molti suoi connazionali, oltre che quella dove cominciare a pianificare la ricostruzione. Dopo l’abbraccio con la comunità ucraina della città ha infatti avuto degli incontri a tu per tu con la multiservizi Hera e l’azienda pubblica di trasporti Tper. C’è un ringraziamento particolare fra quelli in cui si prodiga il sindaco: quello all’82enne ex-docente Tino Ferrari, avvolto da quella bandiera ucraina che gli costò l’allontanamento da una manifestazione lo scorso 25 aprile. “Tino mi disse che se avesse avuto 40 anni di meno sarebbe venuto a combattere al nostro fianco. Voglio rassicurarlo: lo sta già facendo”.







