Arezzo, 3 luglio 2026 – Nei puri pensieri, apre la mostra personale di Elisa Zadi a cura di Silvia Rossi, all’interno della manifestazione Naturalmente Pianoforte Sezione Arti Visive sotto la direzione artistica di AFRAN LA.B. all’ Ex Lanificio Berti, in Via Uffenheim 5, a Pratovecchio. Appuntamento dal 16 luglio al 6 ottobre 2026. Inaugurazione: mercoledì 15 luglio 2026, alle ore 17.30. Ingresso libero e gratuito

C'è un colore che attraversa questa mostra come una promessa mantenuta a lungo. È l'azzurro. Non quello del cielo visto dall'asfalto, non quello delle cartoline. Un azzurro più antico e più interiore: il colore della soglia, dello spazio che sta tra la veglia e il sogno, tra il corpo e ciò che lo abita. Il colore in cui Dino Campana aveva giurato di credere, e in cui Elisa Zadi sembra aver costruito, opera dopo opera, una casa intera. Nei puri pensieri nasce da quel verso per portarlo più lontano. Non è una mostra sull'azzurro come scelta cromatica. È una mostra sull'azzurro come condizione dell'essere: quello stato sospeso in cui la mente si allontana dal peso concreto delle cose e diventa capace di abitare un paesaggio che non esiste altrove se non nella pittura. Campana lo chiamava Alba. Zadi lo dipinge come foresta, cascata, radura — luoghi reali trasformati in luoghi mentali, attraversati da figure che vi si sciolgono dentro come neve nell'acqua, fusi e quasi indistinguibili dal contesto, metafora della traccia umana nella sua essenza carnale che si fa metafisica. Le opere realizzate per questa mostra segnano un momento di particolare intensità nella ricerca dell'artista. Il tessuto, una tela grezza da tempo al centro della sua ricerca, non è una scelta decorativa ma di significato. Il tessuto respira, assorbe, trattiene la luce in modo diverso. Permette al colore di depositarsi in strati che si intravedono l'uno attraverso l'altro, come memorie che non si cancellano ma si sovrappongono, si velano, si lasciano indovinare. I pigmenti e i pastelli dialogano su questa superficie porosa producendo un effetto che non è né opacità né trasparenza, ma qualcosa di intermedio: la materia del pensiero, appunto. Le figure umane che abitano questi paesaggi non hanno peso. Non incombono sul paesaggio, non lo governano.