Vannacci spacca il partito del dissenso: è guerra dentro Democrazia Sovrana e Popolare. Francesco Toscano accusa Marco Rizzo di voler passare con Futuro Nazionale, Rizzo punta il dito contro la sua vicinanza ad Alessandro Di Battista e Angelo D’Orsi. La lotta per chi potrà tenere nome e simbolo rischia di finire in tribunale.
Francesco Toscano e Marco Rizzo si contendono a colpi di congressi contrapposti quello che ormai rimane della loro creatura, Democrazia Sovrana e Popolare. La strana coppia era riuscita a stabilizzare il loro partitino nei sondaggi attorno all'1% e poco più, i soli a capitalizzare l'effimero exploit del "mondo del dissenso", con le piazze contro la vaccinazione obbligatoria e il green pass. Con l'irrompere di Roberto Vannacci però è saltato ogni piano: Francesco Toscano ha accusato Marco Rizzo di voler passare con Futuro Nazionale, Rizzo ha accusato Toscano di intelligenza con Alessandro Di Battista e Angelo D'Orsi.
La scissione di fatto è già compiuta ma entrambi i condottieri non sembrano al momento voler togliere il disturbo, e la lotta per chi potrà tenere nome e simbolo rischia di finire in tribunale. Come abbiamo raccontato Toscano per il prossimo 26 luglio ha convocato a Roma il congresso di DSP, facendo appello a tutto il "mondo del dissenso", perché "quella eredità culturale e spirituale, guadagnata nel corso delle lotte contro le restrizioni pandemiche, è un patrimonio condiviso che siamo chiamati a difendere". Dal canto suo Rizzo, che controlla la maggioranza negli organismi dirigenti, dichiara che la convocazione non ha nessun valore, e a sua volta chiama alla conta il 3 e il 4 ottobre sempre a Roma per il congresso. Per Toscano poco contano però i numeri e le censure dell'Ufficio Politico, a suo dire "il tentativo di minare l'autonomia interna del partito attraverso un colpo di mano è stato respinto", perché "l'80% degli iscritti ha manifestato in maniera documentale sostegno alla linea politica che abbiamo proposto".




