Quello che è accaduto al Colosseo la sera del 1 luglio non è solo l’ennesimo fatto di cronaca di cui leggiamo quotidianamente. Mercoledì è successo a Roma, ma avviene regolarmente in tutto il Paese. È una di quelle immagini che restano addosso perché raccontano qualcosa che molti cittadini vivono già da tempo: la paura.Fuochi d’artificio in mezzo alla folla, agenti aggrediti, un’auto di servizio danneggiata, i cosiddetti “maranza” che s’impongono per violenza e l’arroganza del branco. Possiamo chiamarle baby gang, possiamo usare altre definizioni, ma il punto non cambia: episodi del genere sono sempre gravi e continuano a dilagare perché certi della loro impunità.Lo dico da ragazzo di sinistra: la sicurezza è un tema che sento mio. Non perché abbia ceduto alla retorica della paura, ma perché la paura esiste. La senti nei quartieri, sui mezzi pubblici, fuori dai locali, nelle conversazioni tra genitori e ragazzi.L’ordine pubblico non è una bandiera della destra. È un diritto dei cittadini, soprattutto di chi ha meno strumenti per difendersi. Per questo la sinistra non deve avere timore di occuparsene. Deve farlo con serietà, senza slogan e senza rifugiarsi ogni volta nella sola spiegazione sociale. Il disagio esiste, la marginalità esiste, la mancanza di opportunità esiste. Non tutto può essere spiegato fino a essere quasi giustificato. A un certo punto c’è una responsabilità personale. A un certo punto c’è un limite che viene superato.Un ragazzo che sbaglia deve poter essere recuperato. Ma chi gira con un coltello in tasca e lo usa per accoltellare un coetaneo, chi aggredisce un agente, chi danneggia un’auto della polizia, deve sapere che ci sono conseguenze certe.Qui Giorgia Meloni non può chiamarsi fuori. La pubblica sicurezza, oltre ad essere una competenza del Governo, era una delle grandi promesse di questa stagione politica. Eppure, guardando a quello che accade nelle città, quella promessa è stata tradita. Non basta dichiarare vicinanza alle forze dell’ordine: bisogna metterle nelle condizioni di presidiare il territorio, intervenire ed essere rispettate.Servono più presenza dello Stato, più strumenti per le forze dell’ordine, più rapidità nelle risposte. Servono anche scuola, servizi, spazi sociali, prevenzione, lavoro educativo nei quartieri. Ma una cosa non può essere usata per rinviare l’altra. Davanti alla violenza, la prima cosa da fare è fermarla.C’è poi un tema culturale. Una società aperta, pluralista, non può reggere se rinuncia a chiedere a tutti il rispetto delle stesse regole. L’integrazione non è resa. L’accoglienza non è accettazione incondizionata. Il rispetto delle culture diverse non può diventare abbandono dei propri valori.Benedetto XVI, quando era ancora cardinale, parlò dell’“odio di sé dell’Occidente”: la tendenza dell’Occidente a vedere della propria storia soltanto ciò che è deprecabile, fino a smarrire la consapevolezza di ciò che invece vale la pena difendere. È una riflessione che andrebbe ripresa senza caricature. La critica dell’Occidente è necessaria, perché la nostra storia contiene anche errori, violenze, ingiustizie. Ma criticare se stessi non può significare rinunciare a se stessi.Una comunità ha bisogno di valori condivisi. La libertà degli altri, l’incolumità delle persone, il rispetto dello spazio pubblico, l’autorità democratica dello Stato, la tutela di chi indossa una divisa non sono elementi negoziabili. Valgono per tutti: italiani e stranieri, nati qui o arrivati dopo.C’è infine un punto politico. Le prossime elezioni si giocheranno anche sulla sicurezza. La crescita di Vannacci, oggi indicato da alcuni sondaggi intorno al 7%, racconta proprio questo vuoto. Non cresce perché abbia soluzioni davvero praticabili. Cresce perché intercetta una paura reale, una domanda di ordine, una richiesta di protezione che una parte della politica progressista ha trattato troppo spesso con imbarazzo. Ma se una paura è reale, negarla non la fa sparire. La consegna a chi la cavalca nel modo peggiore.
La paura che la sinistra non può ignorare
I fatti del Colosseo mostrano il tradimento della promessa del governo sulla sicurezza e aprono una sfida decisiva per la sinistra: intercettare una paura reale











