La Cina ha alzato i toni contro Giappone e Filippine a causa dei colloqui previsti sulla delimitazione dei confini marittimi a est di Taiwan, definendoli un atto “internazionalmente illecito” e chiedendo che Pechino venga coinvolta in ogni trattativa. La reazione cinese mostra che, dietro una questione apparentemente tecnica, si sta giocando una partita più ampia sulla sovranità, sulla sicurezza regionale e sull’equilibrio dei rapporti tra Stati Uniti e loro alleati in Asia. Una vicenda in cui i protagonisti non discutono solo di una linea sulla mappa. ma si confrontano su chi abbia titolo a parlare di quelle acque, su quali regole debbano valere e su quanto spazio debba avere la Cina nel definire l’ordine marittimo della regione.
I colloqui tra Giappone e Filippine sono negoziati di delimitazione marittima, cioè incontri con cui due Stati cercano di stabilire i confini delle rispettive zone economiche esclusive e delle piattaforme continentali quando queste si sovrappongono o risultano vicine. In pratica, servono a chiarire chi può esercitare diritti di pesca, di esplorazione, di controllo delle risorse sottomarine e di presenza amministrativa o di sicurezza in una determinata area di mare.






