Una notte su una nave da crociera è tassata quasi la metà rispetto a una notte in hotel. E questo avviene nonostante siano accertati tanto gli elevati costi ambientali e climatici quanto la pressione che le navi esercitano sulle infrastrutture locali. Secondo l’Icct (the International council on clean transportation), un passeggero di una crociera genera da due a quattro volte più CO₂ rispetto ai turisti che raggiungono la destinazione delle proprie vacanze in aereo o in auto e soggiornano in hotel sulla terraferma. E ora l’ultima analisi di Transport & Environment mette in luce il paradosso della tassazione. Il principale gruppo indipendente per la decarbonizzazione dei trasporti ha dedicato alla questione il report “Floating hotels” e chiede un adeguamento delle norme fiscali per aiutare le città a far fronte alle esternalità delle crociere.

L’analisi ha paragonato il trattamento fiscale di un pernottamento del costo di 100 euro a notte su una nave da crociera con uno in un hotel sulla terraferma nei Paesi del Mediterraneo (Francia, Italia e Spagna), secondo hotspot crocieristico, dopo i Caraibi. In media chi soggiorna in hotel paga il 23% del prezzo in tasse, mentre i passeggeri delle crociere ne pagano solo il 12%, circa il 40% in meno. Questo accade perché le crociere sono giuridicamente classificate come una forma di trasporto marittimo, quando in pratica sono alloggi turistici. Questa classificazione permette loro di godere delle esenzioni fiscali garantite al settore marittimo, come - tra le altre cose - l’esenzione dalle accise sui carburanti e sull’Iva.