È difficile individuare un settore della società contemporanea che non trovi spazio nella Relazione annuale del Garante privacy presentata nella cornice della Sala della Regina della Camera dei Deputati il 2 luglio 2026.L’intelligenza artificiale occupa naturalmente il ruolo di protagonista, ma accanto a essa compaiono i deepfake e i deepnude, l’utilizzo dei dati per l’addestramento dei modelli generativi, la scuola, la sanità, i sistemi biometrici, la digitalizzazione della pubblica amministrazione, il futuro Portafoglio europeo di identità digitale, la tutela dei minori online, il telemarketing, i rapporti di lavoro, i data breach, il diritto di cronaca, la cyber sicurezza, la cooperazione internazionale e perfino il rapporto tra intelligenza artificiale e processi democratici.A prima vista potrebbe sembrare una semplice conseguenza della crescente trasversalità della protezione dei dati personali; in realtà, la sensazione che emerge è che il filo conduttore della Relazione sia il dato come infrastruttura della società digitale.Il dato personale, da elemento esclusivamente da proteggere, è diventato risorsa strategica sulla quale si fondano lo sviluppo dell’intelligenza artificiale, la competitività economica, la costruzione delle grandi piattaforme digitali, la sicurezza informatica, la modernizzazione della pubblica amministrazione e, in prospettiva, perfino la sovranità tecnologica europea.La privacy, oltre ad essere un diritto fondamentale, diventa uno degli strumenti attraverso cui governare l’innovazione.Indice degli argomenti
Relazione annuale: quando il Garante privacy ridefinisce sé stesso - Cyber Security 360
Dall'IA alla cyber sicurezza, passando per Big Tech, sanità digitale e diritto di cronaca: la Relazione annuale 2025 del Garante privacy descrive una precisa idea del ruolo che l'Autorità ritiene di dover assumere nell'era dell'intelligenza artificiale, della geopolitica dei dati e della governance digitale












