Dopo aver perso in tribunale sull'abolizione del diritto alla cittadinanza per chi nasce sul suolo americano, il Presidente si scaglia sul corpo delle donne in gravidanza
C’è una data che il movimento Maga non dimenticherà facilmente: il 30 giugno 2026, giorno in cui la Corte Suprema degli Stati Uniti ha bocciato il tentativo di Donald Trump di cancellare lo ius soli, il diritto alla cittadinanza per chi nasce sul suolo americano. Una sconfitta pesante, arrivata dopo mesi di battaglie legali iniziate il primo giorno del suo secondo mandato. Ma nella Casa Bianca la delusione è durata poco. Nel giro di ventiquattr’ore, lo sguardo della squadra presidenziale si è spostato altrove: non più sui bambini che nascono negli Stati Uniti, ma sulle donne che vi arrivano già incinte.
Nuova battaglia sui confini Usa: stop alle donne incinte
Il ragionamento dei collaboratori di Trump è semplice, per non dire brutale nella sua linearità: se non si può negare la cittadinanza a chi nasce in America, si può provare a impedire che certe nascite avvengano sul suolo statunitense. È quanto racconta il sito americano di news Axios, secondo cui figure di primo piano del movimento sovranista, come il fondatore del sito Federalist Sean Davis, hanno lanciato l’idea quasi in tempo reale, subito dopo la sentenza.










