“So di essere stata privilegiata, avere una stabilità economica mi ha aiutato nella mia ricerca artistica”. Parole sante, che squarciano uno dei veli di ipocrisia che avvolge da troppo tempo il mondo dello spettacolo. La retorica del Nepobaby ‘vittima del proprio cognome’ certe volte può stancare e Gracie Abrams ci ha messo una pietra sopra, chissà se una volta per tutte.
Nella sua ultima intervista al New York Times, Abrams ha parlato con serietà e profondità del suo elefante nella stanza. Essere la figlia del regista J.J. Abrams e della produttrice cinematografica Katie McGrath non ha nulla a che vedere con il suo indiscutibile talento. Ma con quello che è servito per svilupparlo. Nascere in un environnement di ricchezza e benessere oggettivi può aiutare chi ha una certa predisposizione artistica a fare certe scelte. Non è la scoperta dell’acqua calda, è un assioma che tutti conoscono, soprattutto gli artisti emergenti che faticano a trovare una propria strada anche per mancanza di mezzi, tempo e denari.
Intervistata dai giornalisti Jon Caramanica e Joe Coscarelli al podcast Popcast del New York Times sul fatto di essere considerata una “Nepo baby”, Abrams ha riconosciuto apertamente i vantaggi derivanti dal contesto familiare in cui è cresciuta. “La questione del nepotismo fa ovviamente parte del dibattito, ed è giusto così. – ha dichiarato – Penso al privilegio che ho avuto. Avevo una rete di sicurezza, e questo mi ha permesso di sperimentare, di concentrarmi e di avere il dono del tempo da dedicare a questa cosa che amo fare. Non sono cresciuta con la paura di avere problemi economici, ed è questa la differenza più grande”.







