Aggiungi ItaliaOggi alle tue fonti preferite su Google per non perderti i nostri contenutiIl Pil crescerà in Italia quest’anno dello 0,7%, scenderà allo 0,4% nel 2027, poi 0,5% nel 2028 e 0,4% nel 2029 (nell’area euro invece la crescita sarà dello 0,9% nel 2026 e l’1% nel 2027). Il risultato italiano di quest’anno è dovuto al Pnrr, senza il quale l’economia italiana sarebbe in stagnazione e infatti la discesa del Pil nel prossimo triennio è determinata dalla fine di questo traino.
L'effetto del Pnrr sul Pil italiano
La previsione è di Prometeia, la società di ricerche economiche fondata nel 1974 da Beniamino Andreatta, che fa le pulci all’utilizzo del Pnrr, non sufficientemente indirizzato verso l’innovazione e le nuove tecnologie. L’esempio è quello della Spagna, sottolinea Monica Ferrari, economista di Prometeia, che ha destinato quasi il 30% dei fondi allo sviluppo del digitale e ai processi innovativi (rispetto al 15% dell’Italia) e il 15% alle telecomunicazioni (rispetto all’8% dell’Italia), mentre solo il 25% è stato dirottato su un settore tradizionale come quello delle costruzioni, rispetto al 50% dell’Italia.
Spiega Lorenzo Forni, direttore di Prometeia: «Se non ci fossero stati gli investimenti aggiuntivi resi possibili dai fondi europei la crescita media del biennio 2025-2026 risulterebbe quasi dimezzata, evidenziando le difficoltà di mantenere lo stesso ritmo una volta esaurito lo stimolo pubblico. Nel medio periodo, la politica di bilancio resta vincolata alla necessità di preservare la fiducia dei mercati, a fronte di crescenti pressioni sulla spesa legate a inflazione, tassi di interesse in risalita, difesa ed energia. Il disavanzo potrebbe temporaneamente deviare dagli obiettivi programmatici, nel rispetto comunque del vincolo del 3% e di un percorso di graduale riduzione».






