La vicenda giudiziaria che ha visto protagonista un risparmiatore calabrese segna un punto di svolta fondamentale nella protezione dei consumatori contro le frodi finanziarie. Tutto è iniziato con un messaggio fraudolento ricevuto all’interno della chat ufficiale dei servizi postali, seguito da una chiamata di un sedicente operatore. Sfruttando la tecnica dello spoofing, che permette di camuffare il numero chiamante facendolo apparire come quello istituzionale, e facendo leva su una falsa urgenza, il truffatore ha indotto il cittadino a recarsi presso uno sportello automatico. Il cliente è stato guidato telefonicamente nell’esecuzione di un’operazione che ha sottratto circa 3.000 euro dal suo conto a favore di un soggetto terzo.
La battaglia legale contro PostePay
PostePay ha inizialmente respinto ogni richiesta di rimborso, sostenendo che l’utilizzo del PIN e la presenza fisica del cliente allo sportello escludessero qualsiasi responsabilità dell’ente. Secondo la società, l’assenza di anomalie tecniche interne rendeva l’operazione legittima e attribuibile esclusivamente al comportamento dell’utente. Tuttavia, il cittadino, assistito dagli avvocati Francesco Di Lieto e Maria Stefania Valentini e supportato dal Codacons, non si è arreso. Il Giudice di Pace di Catanzaro, Dott. Domenico Gualtieri Marino, accogliendo integralmente il ricorso, ha ribaltato questa impostazione, condannando PostePay alla restituzione dell’intera somma sottratta, oltre a interessi, rivalutazione e spese legali.








