Il problema Sollicciano

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Maurizio Sessa (foto dalla presentazione a Sansepolcro)

Capalbio (Grosseto), 3 luglio 2026 – Una location d’eccezione quale Palazzo Collacchioni a Capalbio, dove è custodito un fortepiano suonato da Giacomo Puccini durante uno dei suoi frequenti soggiorni di caccia in Maremma, ospiterà la presentazione del libro del giornalista e scrittore Maurizio Sessa ‘L’orologio cinese di Turandot. Lo spartito inedito di Puccini tra Firenze e Capalbio’ (edizioni Medicea Firenze). L’appuntamento con la presentazione del volume è il 12 luglio alle ore 18,30 a ingresso libero. Dopo i saluti del sindaco di Capalbio, Gianfranco Chelini, l’autore dialogherà col giornalista Pierandrea Vanni. A seguire la performance musicale del maestro Cesare Nobile. Il libro di Maurizio Sessa è già stato presentato in Sala d'Arme di Palazzo Vecchio, il 13 maggio nello storico negozio Bussotti & Fabbrini Pianoforti, il 3 giugno a La Spezia nella biblioteca del Conservatorio di musica Giacomo Puccini, l'unico ad essere dedicato al Maestro Lucchese. Il 6 giugno è stata la volta di Sansepolcro ( come da foto) con una presentazione curata dalla Puccini and Friends in Valtiberina, associazione culturale presieduta dal dottor Maurizio Checcaglini. Ai primi di maggio del 1919, Giacomo Puccini, nel pieno della sua prestigiosa carriera internazionale, sbarca in riva d'Arno per l'allestimento del Trittico in programma al Teatro della Pergola. Puccini soggiorna a Firenze per circa tre settimane. Un lasso di tempo contrassegnato da una giornata particolare, intimamente legata a quella che sarà la sua ultima, monumentale e incompiuta opera: Turandot. La “prima” del Trittico, accolta da caloroso successo, e che vide la partecipazione della crème de la crème di nobiltà e alta borghesia, ebbe luogo la sera di sabato 10 maggio. Tre giorni dopo, Puccini viene invitato a un appuntamento conviviale in suo onore alla “Società Leonardo da Vinci”, fervente cenacolo di intellettuali fiorentini di respiro cosmopolita, che nel 1902 avevano dato vita alla rivista “Il Marzocco”, altro evidente e orgoglioso simbolo di fiorentinità. Quel 13 maggio 1919 Puccini, accompagnato dal suo librettista Giovacchino Forzano, originario di Borgo San Lorenzo, compie un gesto che aveva chissà quante volte già compiuto in precedenza. Ma quel gesto, in quell'occasione, assume un valore particolare. Puccini dona un foglio musicale a un uomo di mare, l'ammiraglio livornese a riposo Ulisse Olinto Cecconi, fratello del pittore-cacciatore post macchiaiolo Eugenio Cecconi. Ma non si tratta del solito rigo musicale richiestogli dagli ammiratori. Stavolta Puccini dona 16 battute tratte da una canzone cinese che deve aver ascoltato da un orologio cinese. Precedute dall'indicazione “All° moderato” sul pentagramma si leggono 16 battute (8 più 8), o meglio 4 per 4 battute, in mi bemolle maggiore. Un modo pentatonico, tutti intervalli a distanza di almeno un tono e nessun semitono. Nella 7/8 battuta si riconosce una cadenza tipica della Turandot. Molto tipica. All'ascolto, le sedici battute si rivelano essere analoghe a quelle dell'aria “Là sui monti dell'est la cicogna cantò ma l'april non rifiorì ma la neve non sgelò”. Maurizio Costanzo