L'attrice ha ricordato il momento più difficile della sua vita, quando a 24 anni perse il padre Stefano. «Rimuovevo il pensiero e mi concentravo su quello che dovevo fare», le sue parole. Poi la vita le ha presentato il conto di quel rifiuto

Tra i volti più noti del cinema italiano, Matilde Gioli ha debuttato nel 2013 sul set de Il capitale umano di Paolo Virzì, un film che oltre a lanciarla nel mondo della recitazione è indissolubilmente legato anche a uno dei momenti più difficili della sua vita, la morte del padre Stefano, a soli 55 anni.

Matilde Gioli, il dolore più grande

È stata la stessa attrice a ricordare quel periodo, nel corsi di un’intervista al Corriere della Sera. «Mi padre morì mentre giravo il primo film con Virzì», ha raccontato Gioli, «Non pensavo che papà sarebbe morto di lì a poco. Rimuovevo il pensiero e mi concentravo su quello che dovevo fare». Un modo per tenere a bada la sofferenza, che di lì a poco l’avrebbe travolta.

«Ero anestetizzata dal dolore», ha ricordato l’attrice. A quel periodo risale anche la scelta di cambiare il suo cognome: «È stato Paolo Virzì a cambiarmi il cognome, da Lojacono a Gioli che è quello di mia madre da nubile, livornese come lui», ha ricordato l’attrice, «Forse, nell’inconscio, il mio sì era anche un modo di richiedere della privacy rispetto al rapporto di amore che avevo con mio padre, volevo che fosse una cosa soltanto mia».