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Ornella Sgroi

In «La verità migliore» l'attrice siciliana, alla sua prima regia, fa i conti con un passato emotivamente difficile. E con una strage aerea che nel 1972 scosse Palermo

Ricostruire memoria, fosse anche attraverso i ricordi degli altri. Cercando risposte, pur senza trovarle, ritrovando invece una parte della propria identità. È ciò che ha fatto l’attrice Lorenza Indovina con la sua prima regia, nel documentario «La verità migliore», in cui affronta con intima eleganza per la prima volta e dopo cinquant’anni la perdita del padre, il regista Franco Indovina, morto quando lei aveva appena sei anni nel disastro aereo di Montagna Longa del 1972. Un volo di linea con 115 persone a bordo, schiantatosi sulla montagna in atterraggio da Roma all’aeroporto di Palermo. Nessun sopravvissuto, tanti interrogativi che quella bambina non si era mai posta. Perché il papà lo aveva già perso anni prima, quando Franco Indovina aveva lasciato la sua famiglia per Soraya, la principessa triste. «Non avevo alcun ricordo di mio padre, però questa consapevolezza non mi faceva soffrire tanto» confida Lorenza, ospite a Bagheria (PA) del Baarìa Film Festival dove con «La verità migliore» si è aggiudicata il Premio La Costa d’Oro per la sicilianità. «Ho sofferto molto più della morte della mia mamma quando avevo dodici anni. Se con una persona non hai ricordi, non hai niente, e non ti manca neanche».