Un giovane studente e il suo professore avevano preso una barca e si erano diretti al largo dell’isola di Okinawa. Da biologi marini che non si accontentano di studiare sui libri, volevano censire la popolazione di pesci della zona. Quando ne hanno visti diversi affollarsi attorno a una bottiglia di plastica alla deriva – usata per un tipo di vino venduto in Cina – l’hanno raccolta dall’acqua e ispezionata. Volevano capire da dove nascesse l’interesse della vita marina per quello sgradevole frammento di spazzatura.

Avvicinando l’occhio all’imboccatura hanno notato che anche l’interno brulicava di organismi. Oltre ad alcuni pesci molto giovani, la bottiglia ospitava un granchio decisamente troppo grande per essere entrato dal collo. Era una femmina di Portunus sanguinolentus o granchio maculato, una specie apprezzata in cucina, caratterizzata da tre macchie rosso sangue al centro e ai lati del carapace.

Il granchio aveva 62 giorni di età. La sua larghezza arrivava a 8,8 centimetri, la lunghezza a 4. L’apertura della bottiglia non superava invece i 2,4. Anche le incrostazioni attorno alla plastica indicavano che il rifiuto galleggiava in mare da almeno due mesi. Nella pancia del granchio c’erano resti di alghe e pesci. Appartenevano alle stesse specie dei quattro giovani esemplari che nuotavano all’interno del contenitore per il vino. Il Portunus li avrebbe probabilmente mangiati non appena si fossero avvicinati un po’.