La vincitrice della terza edizione dei Riemann Prize: venerdì 3 luglio la premiazione alla Riemann International School of Mathematics di Varese
La matematica vissuta non come un “moloch” ma come un viaggio intrigante verso la dimostrazione, una meta che spesso è raggiungibile rivedendo il percorso compiuto, addirittura tornando sui propri passi. A Sylvia Serfaty, classe 1975, francese di Boulogne-Billancourt, questo processo piace tantissimo e l’ha messo al centro della sua vita da matematica di successo. Ha scoperto l’amore per questa disciplina ai tempi della scuola, quando risolse in modo originale un problema. Poi si è tuffata nel mondo dei calcoli, stregata in particolare dall’evoluzione nel tempo dei vortici nell’equazione di Ginzburg-Landau, e ha scoperto che la matematica crea pure contatti sociali e “ponti” umani. A 42 anni ha ottenuto una cattedra al Courant Institute of Mathematics di New York (ma insegna pure a Parigi, alla Sorbona) e ha ricevuto, tra gli altri, un EMS Prize nel 2004, un Henri Poincaré Prize nel 2012 e un Mergier-Bourderix Prize dall’Accademia Francese delle Scienze nel 2013 e il prestigioso premio Maryam Mirzakhani nel 2024. La Riemann International School of Mathematics di Varese, ospitata dall’Università dell’Insubria, ha nominato un comitato internazionale composto, oltre che dal presidente Daniele Cassani, da Terence Tao e da Martin Hairer (entrambi medaglie Fields e Breakthrough Prize in Mathematics) che ha selezionato Sylvia Serfaty quale vincitrice della terza edizione dei Riemann Prize: venerdì 3 luglio la premiazione a Palazzo Estense. Abbiamo avuto la possibilità e la fortuna di chiacchierare per mezz’ora con Sylvia, trattando vari argomenti e apprendendo la sua massima generale: per diventare matematici di alto profilo non serve essere dei geni; occorre piuttosto avere passione, curiosità e mente aperta.







