Genova – Nel 1407 a Genova nasceva uno degli istituti finanziari più antichi e prestigiosi al mondo, il Banco di San Giorgio. Quasi 620 anni dopo, sempre lì affacciata sul mare, una startup genovese è diventata uno dei primi asset manager autorizzati a livello italiano per poter custodire e gestire patrimoni in cryptovalute. Siamo all’interno del Waterfront di Levante, dove da settembre Hodli ha trovato casa: gli uffici si affacciano proprio sull’acqua increspata dei nuovi canali, con vista sulla città e sul Palasport. Ed è qui che negli ultimi mesi il lavoro di Gianluca Sommariva, assieme agli altri due co-fondatori Gianluca Boleto e Lorenzo Maffia, si è focalizzato su un unico importante traguardo: ottenere l'autorizzazione MiCAR dalla Consob, con il parere positivo della Banca d’Italia. Tre ingegneri lanciano da Genova la startup «Tre anni fa abbiamo lanciato questa startup dopo esserci conosciuti sui banchi di ingegneria all’Università di Genova. Per il primo anno e mezzo, però, non c’erano ancora regole chiare, quindi abbiamo lanciato una prima piattaforma di gestione attiva», spiega Sommariva, che è l’amministratore delegato di Hodli: 28 anni, è il più giovane del cda, è nato a Sant’Olcese e ora può finalmente sognare l’Europa. Con la nuova normativa dell’Unione europea, infatti, per la società genovese si apre una nuova fase, in cui potrà collaborare con banche e consulenti finanziari e aprirsi anche al mercato europeo. «Ci siamo concentrati negli ultimi 18 mesi nel sviluppare una soluzione di custodia per i digital asset, mettendo a punto sicurezza, controllo e trasparenza tali da poter ricevere questo riconoscimento».