Genova – Nei giorni dello scisma lefebvriano la scomparsa di don Giovanni Cereti, prete e teologo genovese, deceduto a 93 anni, fa pensare a come nella dimensione misteriosa della vita cristiana convivano idee e prospettive distantissime. Don Giovanni è stato un testimone del Vangelo, aperto al dialogo e all’ascolto, nel solco del Concilio Vaticano II, aprendo le porte al confronto tra fede e storia, cultura e modernità dentro e fuori la chiesa. Figlio di Carlo Cereti, insigne giurista e per anni rettore dell’Università di Genova, Giovanni nasce nel 1933, la sua numerosa famiglia è originaria di Stazzano nell’oltregiogo. Segue studi classici e poi si laurea in giurisprudenza all’Università di Genova nel 1956. Matura in quel periodo la scelta vocazionale fino all’ordinazione presbiterale avvenuta nel 1960 nella chiesa guidata dal cardinale arcivescovo Giuseppe Siri. Don Cereti ha esercitato il ministero pastorale a Genova dal 1960 al 1970, a Bouar in Repubblica Centro Africana dal 1970 al 1973, e successivamente a Roma che è diventata la sua residenza per il resto della vita. Dottore in teologia alla Pontificia Università Gregoriana, ha tenuto corsi di teologia dogmatica e discipline ecumeniche in diversi Istituti teologici e Facoltà ecclesiastiche. Ha insegnato ecclesiologia all’Istituto San Bernardino di Venezia, ed è stato animatore del dialogo ecumenico come consulente al Segretariato per le Attività Ecumeniche, insieme alla presidente Maria Vingiani. Don Cereti è stato un uomo di fede capace di entrare in relazione con tutti, testimone del vangelo nella concretezza come nella disamina profonda del mistero della vita soprattutto nel confronto interreligioso. In dialogo con la chiesa universale con i Papi e molti vescovi, ha intessuto relazioni confrontandosi sui temi più attuali tra il quali il celibato dei preti nella chiesa cattolica e dopo l’Enciclica “Amoris Laetitia” sulla comunione ai divorziati e risposati. Cereti ha fondato insieme ad altri amici il nostro gruppo italiano di “Religions for Peace” e presieduto il gruppo di spiritualità “Fraternità degli Anawim”, realizzando viaggi e pellegrinaggi all’estero. Negli ultimi anni di vita è stato governatore della Confraternita di San Giovanni Battista dei Genovesi a Roma. Tra i suoi scritti: “Molte Chiese cristiane. Un’unica Chiesa di Cristo” (Queriniana, Brescia); Per un’ecclesiologia ecumenica (EDB, Bologna 1996), “Le Chiese cristiane di fronte al papato. Il ministero petrino del vescovo di Roma nei documenti del dialogo ecumenico” (EDB, Bologna). I funerali oggi alle 8.30 nella chiesa di Santa Sabina a Genova.