HomeFerraraCronacaPrende a martellate la coinquilina. Il giudice: "Ora resti in cella". Lei: "Io spinta a terra, poi l’ho colpita"La versione dell’indagata, rigettata la richiesta di revoca della custodia in carcere. Fermo convalidato. L’indagata deve rispondere di tentato omicidio dopo l’aggressione di lunedì mattina in via Allende. .IN AZIONE Sul grave episodio, che si è verificato nella giornata di lunedì, indaga la poliziaRicevi le notizie de il Resto del Carlino su GoogleSeguiciConvalidato il fermo della donna di origini nigeriane per tentato omicidio della coinquilina. L’udienza in tribunale, mercoledì scorso, ha confermato l’accusa nei confronti della quarantenne, assistita dall’avvocato Massimo Cipolla la quale rimarrà nel carcere della Dozza, dove si trova da lunedì.
La donna, secondo la ricostruzione su cui indaga la squadra Mobile, che abita in un appartamento di una palazzina di via Salvador Allende, al Doro, lunedì mattina al termine di una accesa lite con la coinquilina sessantenne, l’ha colpita con quindici martellate. Immediato il fermo. Al momento non è chiaro quale sia il movente all’origine della lite sfociata nel sangue. La quarantenne ha parlato davanti al gip Marco Peraro il quale si è pronunciato ieri. Durante l’udienza di convalida, l’indagata ha spiegato l’accaduto, secondo la propria ricostruzione. Dal concitato momento dell’aggressione nell’appartamento, fino a quando non ha chiamato i soccorsi, dopo essersi allontanata da casa e aver raggiunto un albergo in zona stazione. L’avvocato Massimo Cipolla aveva precisato dopo averle parlato: "La mia assistita ha subìto, fin dall’ingresso della signora nell’abitazione, comportamenti volti a sollecitarne l’allontanamento. La condotta, secondo il suo racconto, è culminata in due spinte che l’hanno fatta cadere a terra e alle quali ha reagito, ma non con la gravità descritta nell’immediatezza dei fatti". Alla luce di quanto riferito dalla quarantenne, il difensore aveva chiesto di derubricare il reato da tentato omicidio a lesioni gravi e di revocare la custodia in carcere, subordinata ad altra misura più lieve. Una richiesta però respinta durante l’udienza di convalida, nella quale è stata appunto confermata la custodia in carcere e l’ipotesi di tentato omicidio.









