Mimmo Criscito si racconta a Fanpage, dall’addio a 15 anni alla sua famiglia per andare a giocare nelle giovanili del Genoa fino a chiudere il cerchio oggi, da allenatore di quelle stesse giovanili con grandi risultati. Passando per la musica neomelodica portata in Russia e la ferita della polizia a Coverciano che gli tolse gli Europei. Col sogno di sedere un giorno sulla panchina del Grifone.
di Ilaria Mondillo e Paolo Fiorenza
Da Cercola – piccolo comune vicino a Napoli – a Genova, passando per San Pietroburgo e Toronto, fino al ritorno al Genoa, dove ha concluso la carriera di calciatore e ha iniziato subito quella di allenatore nelle giovanili. Domenico Criscito, per tutti Mimmo, a 39 anni ripercorre a Fanpage.it le tappe della sua vita e della sua carriera: i sacrifici, le scelte di cuore, le ferite (molto profonda quella della polizia che si presenta alle 6 del mattino a Coverciano, dove è in ritiro con l'Italia), i sogni mantenuti e il nuovo capitolo da tecnico del club rossoblù. Prima dell'Under 14 e poi da un paio d'anni dell'Under 17, dove nella stagione appena conclusa ha fatto benissimo, raggiungendo le semifinali dei playoff del campionato nazionale. In quale parte d'Italia ti trovi in questo momento? "A Genova. Sì, diciamo che qui ci ho lasciato il cuore. Sono arrivato nel 2001: sono passati 25 anni e sono ancora qui. Sono arrivato da solo, oggi mi ritrovo con una moglie genovese e tre figli genovesi. È una bella storia. Alla fine sono diventato genovese anch'io".






