Nella Calabria medievale, Gioacchino da Fiore elaborò una delle riflessioni più audaci dell’Occidente sul corso della storia, sulle forme del potere e sul destino dell’uomo. A più di otto secoli, il suo pensiero conserva una sorprendente vitalità. Gioacchino comprese che il potere tende a consolidarsi in apparato e che questo può nel tempo occupare spazi della coscienza, dell’autonomia personale e della libertà interiore. La questione si ripresenta oggigiorno in forme nuove e pervasive. L’intelligenza artificiale promette velocità, efficienza, capacità previsionali, supporto cognitivo e l’alleggerimento di attività molto complesse. Nel discorso pubblico si insiste spesso sui vantaggi economici, produttivi e organizzativi di questa rivoluzione. Ma che cosa accade all’essere umano quando delega ai sistemi automatici buona parte della propria capacità di giudizio? La recente enciclica Magnifica humanitas di Leone XIV affronta la questione sul piano antropologico. Oggi è in dubbio la concezione stessa dell’umano. Il trasferimento di funzioni cognitive alle macchine altera il rapporto dell’uomo con sé stesso. Il problema riguarda, quindi, la libertà personale, l’arbitrio, la coscienza individuale, la qualità della democrazia e l’autonomia del giudizio. Yuval Noah Harari ha evidenziato un pericolo della trasformazione in corso. I controllori di dati, piattaforme e infrastrutture digitali possono esercitare forme di dominio mai viste nella storia. Il problema, però, va oltre la proprietà dei dati o la concentrazione del potere economico. Il pericolo è anche nella delega di parte del giudizio umano a sistemi automatici. Così il pensiero finisce per essere considerato un processo meccanico, di previsioni su basi statistiche.
L’intelligenza artificiale e l’ultima frontiera della libertà
Da Gioacchino da Fiore alla Magnifica Humanitas di Leone XIV, religione, filosofia e politica pongono la stessa domanda: quanto del giudizio umano può essere delegato a sistemi privi di responsabilità morale senza compromettere la libertà, la coscienza e la democrazia?






