L’ipotesi che circola è quella di un petrolio grezzo ad alto contenuto di zolfo, mai utilizzato prima d’ora e non del tutto compatibile con gli impianti di desolforazione degli stabilimenti: il suo utilizzo, da parte di almeno una delle raffinerie della zona industriale siracusana, potrebbe essere la spiegazione dei miasmi che da metà maggio ammorbano i cittadini dei comuni dell’area. È la questione che si stanno ponendo gli organi di controllo ed è una delle piste che sta seguendo la procura, che il 18 giugno scorso, a un mese dal primo “alert” scattato dopo le segnalazioni dei cittadini della zona Nord di Siracusa alla app Nose di Arpa (ne sono seguiti altri soprattutto a Priolo e Augusta), ha confermato di aver aperto un’inchiesta sulla vicenda.
Il nome di questo grezzo è Merey; la sua provenienza, il Venezuela. È un petrolio di tipo “pesante”, ossia di densità elevata e ad alto contenuto di zolfo: i tecnici lo descrivono molto viscoso, simile al catrame, e che richiede complessi processi di raffinazione.
L’ipotesi circola soprattutto perché Isab, la principale raffineria del polo con i suoi due stabilimenti, Nord e Sud - quest’ultimo costantemente il più prossimo alla maggior parte delle segnalazioni di miasmi - lo ha utilizzato di recente.









